Revoca dell’Accoglienza: un pò di chiarezza

 

Ultimamente si è tanto parlato e scritto di “revoca” dell’accoglienza, o meglio… delle “misure di accoglienza” e lo si è fatto spesso in maniera superficiale. Al Centro Interculturale, da quando è stato aperto, sono pervenute diverse richieste di aiuto e di supporto da parte di richiedenti asilo – ospiti presso differenti centri di Taranto non gestiti da Salam – i quali hanno ricevuto la revoca delle misure di accoglienza . Non abbiamo mai ritenuto necessario – anche quando c’erano i presupposti per farlo – di denunciare a mezzo stampa o su facebook quanto i richiedenti asilo raccontavano. Ma sulla base dei loro resoconti, testimonianze, confrontandoci spesso anche con i gestori delle strutture (gestite appunto da associazioni e coop diverse da Salam), abbiamo cercato di comprendere le motivazioni di queste revoche. Abbiamo tentato sempre la via della conciliazione, e supportato i richiedenti asilo offrendo loro gratuitamente assistenza legale (ma solo quelli per cui – dopo attenti confronti, e dopo aver valutato l’esistenza dei presupposti per un ricorso).
Per dovere di cronaca, quindi sarebbe bene che la polemica sollevata andrebbe estesa a tutti i centri di accoglienza, in quanto la revoca non ha interessato solo ed esclusivamente i richiedenti asilo ospiti all’Hotel Bel Sit, ma anche richiedenti ospiti presso altri centri di cui non si parla.
Ma in quali casi, è prevista la revoca delle misure di accoglienza da parte del prefetto?
L’art 12 del d.lgs n. 140 del 2005, di attuazione della direttiva 2003/9/CE prevede la revoca delle misure di accoglienza da parte del prefetto con proprio motivato decreto, in una serie di ipotesi: mancata presentazione presso la struttura individuata ovvero abbandono del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, senza preventiva motivata comunicazione alla Prefettura – Ufficio territoriale del Governo competente; mancata presentazione del richiedente asilo all’audizione per l’ esame della domanda, nonostante la convocazione sia stata comunicata presso il centro di accoglienza; presentazione in Italia di precedente domanda di asilo; accertamento della disponibilità del richiedente asilo di mezzi economici sufficienti per garantirsi l’assistenza), tra cui, alla lettera e), in caso di “violazione grave o ripetuta delle regole del centro di accoglienza da parte del richiedente asilo, ivi ospitato, ovvero comportamenti gravemente violenti”.
Nel caso degli ospiti dell’Hotel Bel Sit – i soggetti a cui è stata indirizzata la revoca – non hanno manifestato in maniera pacifica come scritto a più riprese in diversi post su facebook.

Per quanto concerne l’aspetto della violazione delle norme del centro di accoglienza, possiamo concretamente affermare che dalle testimonianze pervenute dagli operatori, non solo c’è stata una violazione delle norme del centro di accoglienza per “danneggiamento doloso di beni mobili o   o immobili” ma anche per comportamenti violenti da parte di alcuni richiedenti nei confronti di tre lavoratrici.

Chi volesse informarsi meglio, e conoscere quanto è accaduto – senza ascoltare solo una parte – e per una completa ricostruzione dei fatti lo può fare rivolgendosi direttamente all’Associazione Salam o chiedendo info presso la sede del Centro Interculturale. Se agiamo in questo modo, è per una ragione molto semplice: non intendiamo che il gesto di pochi venga strumentalizzato ed usato per stigmatizzare i migranti che sbarcano nelle nostre coste, o gli stra